Rolex ovvero quando la proprietà è No Profit

17.12.25 11:40 AM - Comment(s) - By Business Roundtable

Il “caso Rolex”: quando il proprietario è una Fondazione e il profitto smette di essere l’unico obiettivo.

Rolex è uno di quei marchi che sembrano esistere in una dimensione parallela, tutti ne parlano ma quasi nessuno conosce davvero l’azienda. Non è quotata, non fa conference call, non pubblica un bilancio dettagliato come fanno i colossi del lusso in Borsa e poi c’è quella voce che torna ciclicamente, come un orologio, Rolex è una non-profit.
La verità è più interessante e più svizzera nel senso migliore: ordinata, pragmatica, un po’ riservata.

Rolex non è un ente benefico ma il suo azionista sì.
Rolex SA è un’azienda commerciale a tutti gli effetti, vende prodotti, fa margini, investe in manifattura e tecnologia ma la particolarità è chi incassa (eventualmente) i dividendi perché il gruppo Rolex è di proprietà della Fondation Hans Wilsdorf, una fondazione privata di diritto svizzero. 
Sul sito della Fondazione la cosa è specificata in modo esplicito: creata nel 1945 è una “fondazione azionista” proprietaria del gruppo Rolex e trae i suoi ricavi dai dividendi del gruppo per agire secondo finalità di interesse pubblico. 
Questa architettura produce un paradosso apparente: Rolex può essere estremamente profittevole ma il suo “ultimo proprietario” non è una famiglia di azionisti da remunerare né un mercato da compiacere trimestre dopo trimestre. È una fondazione con scopi pubblici.
Cosa cambia, davvero, quando non devi piacere alla Borsa?
In un’impresa quotata il profitto non è solo un risultato: è anche una promessa ricorrente. 
Nel caso Rolex quel tipo di pressione è attenuata anche se non eliminata del tutto.
Il punto è che la governance può permettersi un orizzonte più lungo: investimenti industriali pesanti, scelte conservative sulla qualità, controllo della distribuzione e un’ossessione quasi monastica per la reputazione.
Anche il “silenzio” aziendale diventa parte del modello: da privata Rolex non è tenuta a comportarsi come una società che deve rendicontare al pubblico con la stessa granularità di una quotata. 
Fonti di settore sottolineano proprio questo: azienda privata, niente report finanziari pubblici, stime esterne al posto di numeri ufficiali. 
Questa opacità, però, è una lama a doppio taglio: alimenta mito e desiderio ma rende più difficile capire quanta ricchezza venga reinvestita, quanta distribuita come dividendi alla Fondazione e come poi allocata in progetti di utilità pubblica.

Ricerca, sviluppo e “ingegneria della durata”
Quando dici “ricerca e sviluppo” nel contesto Rolex ci sono due piani.
Piano industriale (R&D interno), Rolex enfatizza standard e test interni: la certificazione “Superlative Chronometer” si basa su prove condotte nei laboratori Rolex con validazioni periodiche da parte di un’organizzazione esterna indipendente. 
Non è solo marketing, è un modo per difendere una promessa centrale del brand — la durata, l’affidabilità, la manutenzione prevedibile. In un mondo dove molte aziende inseguono la novità “a ciclo rapido” Rolex gioca un gioco più lento: miglioramenti incrementali, ossessione per processi e tolleranze, industrializzazione della qualità.
Piano “ricerca” come impatto sociale: Rolex (attraverso le sue piattaforme pubbliche) racconta un impegno anche su scienza e innovazione applicata, su Rolex.org esiste un’area “Science – Perpetuating knowledge” che presenta e sostiene persone e progetti in scienza, salute e tecnologia. 
Qui il “profitto per il profitto” perde centralità: il denaro generato da un’impresa commerciale diventa carburante per iniziative che cercano di lasciare qualcosa di utile fuori dal perimetro del prodotto.

Beneficenza e programmi “Perpetual”: il profitto come mezzo, non come fine
Rolex ha costruito negli anni un ecosistema di iniziative filantropiche e culturali molto strutturate (non semplici sponsorizzazioni spot).
Rolex Awards for Enterprise: programma creato nel 1976 (inizialmente per il 50° anniversario dell’Oyster) poi trasformato in iniziativa continuativa di supporto a progetti che migliorano la vita e proteggono il pianeta. 
Perpetual Planet: iniziativa che incornicia l’impegno su ambiente, conservazione e ricerca legata alle grandi sfide planetarie. 
Perpetual Arts: un “portafoglio” culturale che va da musica a cinema, architettura, teatro e arti visive con l’idea della trasmissione di competenze tra generazioni. 
E poi c’è la Fondazione azionista che — almeno per quanto dichiara direttamente — concentra molti interventi su sociale e salute, formazione e inserimento professionale, cultura, umanitario, animali ed ecosistemi, con un forte focus su Ginevra e, per alcuni ambiti, anche internazionale. 
Questo è il cuore del “caso Rolex”, non è che l’azienda rifiuti il profitto, è che lo disinnesca come unico scopo ultimo perché l’assetto proprietario rende legittimo trattarlo come risorsa da reinvestire e redistribuire secondo una missione.
La domanda scomoda: e la trasparenza?
Ogni modello ha i suoi mostri nel seminterrato, nel caso Rolex, il più ovvio è la trasparenza limitata. Se l’azionista è una fondazione di interesse pubblico ma l’azienda è privata e riservata quanto controllo esterno è possibile? 
Quanto si può misurare l’impatto reale? E come si evitano zone grigie tra discrezione, potere economico e accountability?
Non è un’accusa automatica: è semplicemente il “costo filosofico” di un sistema che privilegia autonomia e lungo periodo rispetto alla rendicontazione pubblica tipica delle società quotate.

Cosa insegna davvero il “caso Rolex”
Se lo guardi come caso aziendale (non come feticcio da polso) Rolex suggerisce una tesi interessante:
Un’impresa può essere capitalista nella tecnica (efficienza, margini, controllo della qualità) e non esserlo fino in fondo nella teologia (profitto come fine ultimo e immediato).
Il risultato è un animale raro, un colosso privato che può permettersi pazienza, reinvestimento e un’idea di “perpetuità” che vale sia per l’oggetto venduto sia per il modo in cui vuole incidere sul mondo. 
In un’epoca in cui molte aziende misurano il futuro in trimestri questa stranezza — controllata da una fondazione e alimentata da dividendi — è forse la vera unicità Rolex.

DISCLAIMER lo scopo di questi articoli non è offrire una consulenza legale o fiscale ma alcuni esempi degli argomenti che vengono trattati alle riunioni di Business Roundtable
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