Chi era Samuel Johnson

24.05.25 01:52 PM - Comment(s) - By Business Roundtable

Conosciamo l'uomo che ha ispirato Roundbtable.

Samuel Johnson (1709–1784) è stato uno degli intellettuali più influenti della letteratura inglese. Critico letterario, poeta, lessicografo, saggista e biografo, la sua figura è diventata un simbolo del pensiero illuminista inglese e dell’acume intellettuale del XVIII secolo.

Samuel Johnson nacque il 18 settembre 1709 a Lichfield, nello Staffordshire, da una famiglia modesta: suo padre era un libraio. 
Fin da piccolo mostrò segni di grande intelligenza, ma anche di una salute cagionevole, soffrendo di scrofola e, si ipotizza oggi, anche di disturbi come la sindrome di Tourette.
Frequentò la Grammar School di Lichfield e, grazie all’aiuto di amici di famiglia, poté iscriversi al Pembroke College di Oxford. 
Tuttavia, per difficoltà economiche fu costretto a lasciare l’università dopo poco più di un anno, senza laurearsi.
Negli anni successivi visse in condizioni precarie. 
Lavorò come insegnante e tentò senza successo di aprire una scuola. 
Nel 1737 si trasferì a Londra, dove iniziò a guadagnarsi da vivere come scrittore freelance, attività che al tempo garantiva compensi miseri e vita incerta.
Nel frattempo, si sposò con Elizabeth Porter, una vedova di vent'anni più anziana di lui. La loro unione, sebbene insolita, fu affettuosa.

Il grande progetto: il dizionario
Nel 1746 ricevette una commissione dall’associazione degli editori londinesi per creare un dizionario della lingua inglese, impresa monumentale. 
Il progetto richiese nove anni di lavoro e fu pubblicato nel 1755:
“A Dictionary of the English Language” non fu il primo dizionario inglese, ma fu il più autorevole e influente per oltre un secolo.
Includeva non solo definizioni, ma anche esempi d’uso letterari, molti dei quali tratti da Shakespeare, Milton e altri classici.
Johnson non fu solo lessicografo ma anche un prolifico autore:
“The Vanity of Human Wishes” (1749), poema satirico e filosofico.
“The Rambler”, “The Idler”, e “The Adventurer”: serie di saggi morali pubblicati su riviste, in cui rifletteva su virtù, debolezze umane e vita quotidiana.
“Rasselas, Prince of Abyssinia” (1759): un romanzo filosofico sulla ricerca della felicità.
Nel 1763 incontrò il giovane scozzese James Boswell, che sarebbe diventato suo devoto amico e futuro biografo. 
I due viaggiarono insieme in Scozia e nelle Ebridi, esperienze raccontate da entrambi nei rispettivi resoconti.
Boswell scrisse “Life of Samuel Johnson” (1791), considerata una delle biografie più grandi della letteratura universale, grazie all’attenzione ai dettagli, agli aneddoti vividi e alla personalità carismatica del protagonista.
Negli anni più maturi, Johnson fu molto rispettato: ricevette una pensione reale da Giorgio III e divenne una figura centrale della London Literary Club, insieme a personalità come Edmund Burke, Oliver Goldsmith e David Garrick (suo ex allievo e grande attore shakespeariano).
Morì il 13 dicembre 1784 a Londra e fu sepolto nell’Abbazia di Westminster, tra i grandi della cultura inglese.

Eredità
Samuel Johnson viene ricordato per la profondità del suo pensiero, il suo umorismo, la moralità solida e la chiarezza del suo stile. 
La sua vita fu segnata da difficoltà personali, lotte economiche, malattia, ma anche da una prodigiosa energia intellettuale e un’incrollabile dedizione alla letteratura e alla verità.
La condizione umana e i limiti della felicità
Johnson aveva una visione lucida, spesso malinconica, della natura umana.
Era profondamente consapevole delle sofferenze, dei desideri irrealizzabili e delle illusioni dell’uomo. Credeva che la felicità perfetta fosse irraggiungibile in questa vita e che accettare i limiti fosse parte della saggezza.
Questo tema emerge in opere come Rasselas, dove i personaggi cercano invano la felicità perfetta in vari stili di vita (politico, solitario, filosofico, sensuale).

Virtù morale e senso del dovere
Johnson dava grande importanza al comportamento morale: per lui la virtù non era solo un ideale, ma una pratica quotidiana. Insisteva sul fatto che l’uomo dovesse sforzarsi di vivere con onestà, autocontrollo e responsabilità, anche se la ricompensa non era garantita.

Scetticismo verso l’ottimismo e l’idealismo
Criticava le visioni troppo rosee o filosoficamente ingenue del mondo, come quelle dei seguaci di Leibniz o Rousseau. Per lui, l’uomo non era naturalmente buono né sempre razionale, ma piuttosto confuso, instabile e soggetto a passioni.

Importanza della lingua e della chiarezza
Come lessicografo e scrittore, Johnson era ossessionato dall’uso preciso della lingua. 
Credeva che un buon stile dovesse essere chiaro, semplice, forte e privo di ornamenti inutili. 
La lingua era, per lui, un riflesso della chiarezza del pensiero.

Amicizia, compagnia e conversazione
Johnson valorizzava moltissimo il dialogo, il confronto, la compagnia degli amici.
Era un grande conversatore e riteneva che il contatto umano – fatto anche di battute, disaccordi, affetto – fosse una difesa contro la solitudine e la disperazione.

Citazioni famose
“He who makes a beast of himself gets rid of the pain of being a man.”
(Chi si fa bestia si libera del dolore dell’essere uomo)
Una frase cupa, che riflette la sua visione della condizione umana. Rinunciare alla ragione, diventare “bestiali” o insensibili, può sembrare una fuga, ma è una sconfitta spirituale.

“The true measure of a man is how he treats someone who can do him absolutely no good.”
(La vera misura di un uomo è come tratta chi non può offrirgli nulla)
Qui emerge il suo ideale morale: l’etica si misura nei rapporti disinteressati, non in quelli strategici.

“Language is the dress of thought.”
(Il linguaggio è il vestito del pensiero)
Per Johnson, usare bene la lingua non era solo eleganza, ma una necessità del pensare bene. Le parole chiare e giuste riflettono idee limpide.

DISCLAIMER lo scopo di questi articoli non è offrire una consulenza legale o fiscale ma alcuni esempi degli argomenti che vengono trattati alle riunioni di Business Roundtable
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