Attraverso la storia, una storia lunga cent'anni

25.10.25 03:59 PM - Comment(s) - By Business Roundtable

I Club una storia senza tempo

Eccoci — tuffiamoci nella storia (piacevolmente tortuosa) dei “club” partendo dalle origini fino ad arrivare ai giorni nostri e vediamo perché alcuni hanno avuto (o hanno) successo — ossia: cosa funziona, cosa ha funzionato, e cosa può ancora funzionare.

Le origini: dai luoghi informali ai club organizzati
Nel XVII secolo a Londra (e nelle altre grandi città europee) uno dei precursori dei club furono le coffee-houses (case del caffè) dove uomini della borghesia, aristocrazia, professionisti si incontravano per bere, leggere, discutere, fare rete.  Da lì è emersa l’idea del “gentlemen’s club” (club per gentiluomini) — ovvero uno spazio esclusivo, riservato agli uomini dell’élite, dotato di ambienti eleganti (bar, sala lettura, biliardo, pranzo formale) e con regole di ammissione restrittive.
Il locale non era solo per il divertimento: fungeva da luogo di socializzazione, alleanza, business informale, discussione politica.
Le ragioni del successo in questa fase:
Esclusività: far parte di pochi, privilegio sociale (status).
Rete sociale: incontrare persone “come te”, o meglio, persone utili (per affari, politica, amicizie) in un contesto privato.
Ambiente protetto: lontano dalla sfera domestica (che all’epoca era spesso considerata “femminile”), e separato dalla taverna pubblica (che poteva essere mal vista). 
Ritualità e distinzione: codice di comportamento, dress code, etichetta — tutto contribuiva a rafforzare l’identità del club.

L’espansione nel XIX e all’inizio del XX secolo
Col crescere delle città, l’industrializzazione, la nuova ricchezza, queste istituzioni si moltiplicarono. A Londra ce n’erano centinaia nel XIX secolo. 
Anche negli Stati Uniti la formula fu adottata: nel 1902 un censimento a New York indicava 38.000 iscritti in 157 club. 
In questo periodo la “forma club” si specializza anche per interessi: club universitari, sportivi, professionali, di viaggio.
Perché continuò ad avere successo in questa epoca:
Il capitale sociale: in un’epoca in cui le relazioni contavano tantissimo (e contano tutt’oggi), il club era un “luogo” che facilitava la costruzione di tale capitale.
Il valore simbolico: far parte, essere riconosciuto come membro di un certo club, dava status e distinzione.
L’economia dell’esperienza: non solo business, ma comfort, lusso, ambienti eleganti, quel “luogo speciale” che distingue dall’ordinario.
Il networking informale: si facevano affari, si stringevano accordi, si partecipava a cerchie influenti — spesso fuori dal radar degli strumenti formali.
L’immutabilità dello spazio fisico e rituale: il fatto che fosse “sempre lì”, con regole riconosciute, dava solidità.

Le sfide del tardo XX secolo e l’evoluzione
Con i cambiamenti sociali — emancipazione femminile, diversità, cambiamenti nelle modalità di lavoro, globalizzazione — molti club tradizionali hanno iniziato a perdere appeal o a dover cambiare. 
Alcuni club hanno introdotto membri donne, ampliato le categorie di accesso, oppure hanno aggiornato i loro spazi e servizi. 
Al tempo stesso sono sorti nuovi tipi di club: non solo “gentlemen’s club”, ma club più aperti, tematici, globali, meno legati all’aristocrazia e più alla professione, allo stile di vita.
Quali ragioni di successo oggi o per il futuro:
Avere relevanza contemporanea: il valore del club oggi non è solo “sono nel club perché sono importante”, ma “qui ottengo qualcosa che non ottengo altrove” (networking, lifestyle, appartenenza).
Adattabilità: offrire servizi che rispondono ai bisogni attuali (coworking, wellness, ospitalità, internazionalità).
Comunità autentica: in un’era digitale, l’essere parte di una comunità reale che condivida valori, interessi, visione è forte.
Brand + esperienza: molti nuovi club giocano sulla marca, sull’esclusività controllata, sull’immagine — ma abbinati a esperienze memorabili.
Globalizzazione e reciprocity: club che offrono accesso reciproco in altre città/sedi, amplificando il valore della membership.

Le ragioni profonde del successo — cos’hanno in comune i club che funzionano
Proviamo a sintetizzare (con spirito nerd‐filosofico) quali variabili sembrano fondamentali perché un club tenga e prosperi, piuttosto che invecchiare o perdere rilevanza:
Esclusività + accessibilità bilanciata
Se è troppo esclusivo, diventa irrelevante o elitario in modo negativo; se è troppo accessibile, perde rango e appeal. Il giusto equilibrio è una chiave.
Status + utilità
Non basta essere un “status symbol”; il club deve dare un’utilità concreta: relazioni, ottimi servizi, accesso a risorse, esperienze.
Identità forte + valore condiviso
I membri devono sentire “questa è la mia comunità”, avere una riconoscibilità – valori, interessi comuni. I club che non evolvono e perdono identità faticano.
Esperienza fisica distintiva
Nel mondo digitale, il valore del fisico, dell’ambiente, dell’architettura, della ritualità ha un peso. Il club “luogo” conta.
Rinnovamento e flessibilità
Società, generazioni, interessi cambiano: i club vincenti si aggiornano, introdono nuovi servizi, aprono o diversificano il target, senza perdere la loro “spina dorsale”.
Network e reciprocità
Non solo all’interno del club, ma grazie a relazioni esterne (altri club, città diverse, scambi globali) aumenta il valore percepito.

DISCLAIMER lo scopo di questi articoli non è offrire una consulenza legale o fiscale ma alcuni esempi degli argomenti che vengono trattati alle riunioni di Business Roundtable
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